Per ricordarci che roba ci piaceva e farne ammenda.
liberamente tratto da Wikipedia.









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Cordialmente,
Luca
- Ricordo una mia compagna di scuola che negli anni ottanta, candidamente mi diceva: "non credo a quello che dicono i giornali mi sembra più vero quando lo dice la televisione".
Durante la trasmissione Report la primavera scorsa Milena Gabanelli affermava:
"
più che fuggire è ora di cambiare comportamenti se no va a finire che li trasferite solo da qualche altra parte
"
http://www.youtube.com/watch?v=h9DBXcdes0E (Dalla trasmissione Report -Terra bruciata del 9/3/2008)
Una tale affermazione risulta essere una forte discriminazione rispetto a chi spesso è stato vittima di politici corrotti, camorra e stampa compiacente. Un palese appoggio ai luoghi comuni, che sono facili da sostenere, e di certo più delle lotte contro i poteri forti, che in questo caso hanno anche nomi e cognomi negli atti giudiziari.
Perché la Gabanelli e soci non intervistano qualche industriale indagato per lo smaltimento illegale dei rifiuti? Eppure ci sono le indagini con nomi e registrazioni!
La stessa giornalista, alla fine del sotto menzionato servizio, affermava: "
è stato bravo e gli va riconosciuto [Berlusconi]
" in questo caso spero sia stata ironica visto il tenore del servizio, esplicitamente critico con l'attuale governo. Se invece la si ascolta in seguito, riferendosi all'arresto di chi sversa abusivamente rifiuti, afferma: "
era ora perché i camion che sversano non piovono dal cielo
" Ma se i camion arrivano anche da altre regioni perché fare una legge ad hoc solo per la Campania?
http://www.youtube.com/watch?v=CFgDSlM_X5g (Aggiornamento al servizio Terra bruciata del 16/11/2008)
E' evidente che tutto quello che accade nella nostra martoriata regione è frutto di grandi e piccole colpe, ma credo ci sia malafede nel puntare il dito solo su chi è il più debole. Qualcuno potrà sostenere che in realtà i servizi di Report smuovono molti polveroni, denunciando spesso l'italico malaffare, ed è in buona parte vero, come lo è anche il fatto che quando si attacca una delle parti in causa c'è sempre un contendente dall'altra ad appoggiare le tesi della trasmissione e a farsene paladino.
Questo rende talvolta inattaccabile una tesi perché la metà degli italiani o buona parte di essi la sposa. A meno che, non si tocchi qualcosa che oggi potremmo definire bipartisan (baipartisan please!).
Ecco creato un nuovo dogma! L'infallibilità di talune trasmissioni e di taluni giornalisti. La cronaca degli ultimi anni ci ha mostrato l'impegno di trasmissioni come Striscia la notizia, Le Iene, Chi l'ha visto e simili nello smascherare truffe e svelare scandali altrimenti assopiti. Non tutti però sono stati attenti alle alterne vicende delle suddette trasmissioni improvvidamente investitesi della carica d'inquirente. Non tutti ricorderanno come il Mastella junior mise "a posto" la iena raccomandata Alessandro Sortino. Chi mai s'è scandalizzato per le gratuite affermazioni nei confronti dei Rom nelle trasmissioni di Chi l'ha visto per il caso di Denise Pipitone? Si ricordi che l'unico indagato al momento è un membro della famiglia della piccola Denise e nessun nomade è stato mai incriminato. E non mi soffermerò più di tanto sulle crociate di Striscia
contro maghi e ciarlatani ma ben dimentichi delle magagne in quel di Arcore. Ma si sa, tra uno spot e l'altro anche questo fa audience.
Fermo restando che le mie opinioni restano tali, personali e non assolute, ma semplicemente ragionate, mi chiedo, ma dov'è finito il sano scetticismo, dov'è andato il senso critico che ci rende differenti dalle bestie.
Salute, Ciro
Attorno a me vedo parecchi disoccupati che scorrazzano con automobili di lusso e che riscuotono sussidi che non gli spetterebbero.
Ora c'è questa fantomatica carta che fornirà qualche centesimo al giorno alle famiglie con un reddito molto basso.
E' probabile però che gli unici che meriterebbero tali agevolazioni non vi avranno accesso perché stranieri, infatti è verosimile che siano questi gli unici che, vivendo situazioni che rasentano la reale miseria, potrebbero apprezzare simili misure assistenziali.
Gli italiani invece, esclusa una esigua minoranza, probabilmente la snobberanno perché molti di loro hanno un tenore di vita che va ben oltre i seimila euro annui, e quindi i 40 mensili non aggiungerebbero gran che alle loro necessità. In effetti ammesso che il basso reddito fosse sintomo di reale necessità e non di mancata dichiarazione dei redditi è palese la disparità tra necessità e offerta.
Probabilmente c'è la speranza da parte del nostro governo oltre di un ritorno d'immagine il tentativo di incentivare le spese ormai stagnanti, magari sotto Natale dove tutti spendono un po' di più. Credo però che, sia gli acquirenti che gli esercenti, non trarranno alcun beneficio da questo provvedimento fittizio.
Un altro bel regalo natalizio sarà invece recapitato a tutti coloro che si erano adeguati alle fonti d'energia alternative agli idrocarburi, i quali, fiduciosi anche in un contributo statale, previsto da precedenti disposizioni (vedi decreto Bersani), se lo vedranno negare, tra l'altro, con un inedito "silenzio diniego". Forse perché la nuova vulgata è il nucleare ad ogni "costo"? O perché rientra nella logica di favorire le lobbies industriali?
Nel frattempo però ci si arrovella la mente sulla giustezza dell'aumento dell'IVA a Sky e se la televisione satellitare sia imprescindibile o meno, come se non si trattasse di un bene veniale. Questi sono i nostri tempi, e questo è l'ordine dei nostri valori.
Salute, Ciro
Il nostro caro presidente del consiglio con lacrime di commozione ha sancito il passaggio di forza Italia nel PDL .
Dopo quattordici anni di fervente e assidua presenza nel panorama politico italiano, il movimento/partito cessa il servizio per la causa liberista e sfocia in un qualcosa di più vasto, e, apparentemente, ancora sconosciuto.
Nel novantaquattro, quando il cavaliere scese in campo, i più lo presero con ironia, qualcuno si scandalizzò, ma molti lo sottovalutarono ma infine fu lui a vincere, iniziando una prolifica e proficua carriera politica.
L'errore più grave, ammesso che lo si voglia definire tale e non una scusante all'insipienza politica della classe politica tradizionale, fu quello di stigmatizzare il buon Silvio come il male assoluto della nostra società. Non ci si rese conto che forza Italia ne era il frutto, non era che l'abito perfetto da far indossare alla società italiana, un punto d'arrivo o forse di partenza dell'italiano del nuovo millennio.
Sono convinto però che se non ci fosse stato Silvio Berlusconi a prendere le redini dell'Italia post-tangentopoli, prima o poi ne avremmo avuto uno più o meno simile e magari, "di sinistra".
Uno dei suoi grandi meriti, a sentirlo, è stato quello di aver dato agli italiani un nuovo concetto di televisione, ventiquattrore di trasmissioni no-stop, contro i ben più ridotti palinsesti statali dell'epoca della sua ascesa.
Se bastasse solo questo a migliorare un paese!
Io ricordo invece con nostalgia quando si aspettava la tv dei ragazzi alle cinque del pomeriggio, e ricordo con quanta emozione si assisteva ai film della Fiera della casa, quelle meravigliose mattinate di giugno, o la gioia per gli scanzonati Giochi senza frontiere di quelle spensierate sere d'estate. La televisione non era che una parte, neanche tanto rilevante, delle nostre giornate, suddivise tra scuola, che all'epoca durava molto meno, passeggiate in campagna e le interminabili partite a porta romana sotto casa.
Adesso purtroppo i prodotti televisivi son ben diversi, perché lo sono i fruitori stessi. L'italiano, dal dopoguerra in poi, ha acquisito o ha cercato di farlo, una consapevolezza sempre maggiore delle proprie necessità, o presunte tali. La televisione ha contribuito a forgiare una coscienza della propria emancipazione da un concetto patriarcale di stato, e in questo è sopraggiunto infine Berlusconi, pigmalione delle italiche velleità. Il pifferaio magico è tornato stavolta in aiuto di tutti coloro che vedevano frustrate le loro aspirazioni e oggi le vedono concretizzate nel messaggio teletrasmesso.
Una nuova epica giullaresca si diffonde nell'etere.
In questo gioco del dare-avere , di duplice influenza tra media e cittadino, dove invece dei Fratelli Karamazov si offre l'isola dei famosi, dove invece di grandi inchieste si offrono telegiornali spettacolo, dove le notizie stesse sono degli spot criptati, a proposito, non so se avete notato lo spot di un prosecco tanto apprezzato dalla first lady Obama sul tg1.
Dal canto mio, rischiando di essere retorico, preferisco rimanere un po' Peter Pan, ostinandomi coscientemente ad essere malinconicamente attraccato ai miei ricordi d'infanzia quando il cielo era celeste di un celeste che più non si poteva e il verde era brillante e griili e cicale erano la colonna sonora delle mie giornate.
Salute, Ciro
In realtà non ne ero ancora sicuro del tutto. In effetti, come in tutte le cose nuove, nel mio primo viaggio come nel secondo, ero attirato dalla voglia di conoscere, da quella sana curiosità che dovrebbe esistere in ognuno di noi per espandere le nostre conoscenze, o per lo meno non farle ristagnare in un pantano televisivo!
Poi però mi sono ritrovato in situazioni inaspettate.
In realtà come ho già accennato altrove il mio Camino, è sui generis, e del resto per chi non lo è? Ma le difficoltà e le situazioni nelle quali mi sono imbattuto, farebbero però storcere il naso anche al meno ortodosso dei pellegrini.
L'essermi messo in viaggio con famiglia al seguito, infatti, non solo è risultato oneroso e complicato, ma mi ha anche impedito quel distacco che sarebbe stato opportuno mantenere dalle vicissitudini domestiche. In verità i brevi ma intensi contatti con gli altri pellegrini negli albergues hanno lasciato un ricordo indelebile in me e nei miei familiari e ci hanno fatto intendere quello che ci perdevamo, ma allo stesso tempo vivere, come nel precedente viaggio (Leon-Santiago), l'esperienza del Camino con i miei non è stata esperienza da poco. Basta considerare il fatto che i bambini si avviano a essere ragazzi, e mi hanno anche accompagnato in alcune tappe del percorso, ma appunto i loro due anni in più ci hanno permesso di vedere, anche attraverso i loro occhi quest'esperienza in modo diverso.
Ho parlato di difficoltà, ebbene sì, la vita, in Spagna come in Italia, è aumentata sensibilmente e il transitare di giorno in giorno per i diversi hostales (in genere equivalenti alle nostre pensioni, ma con standard qualitativi non sempre omogenei) è risultato alquanto oneroso. Non vi dico poi quando il nostro fido destriero O'Paliatone, dopo 127.000 chilometri di onorato servizio ha deciso di darsi una pausa di riflessione e stanziare presso una "meridionalissima" officina di Malaga (ovviamente a fine Camino).
Tornando a quel che si cerca in avventure come questa, perché, mai come quest'anno, la si può definire tale. Devo ancora una volta sostenere la massima di a cada uno su Camino, che purtroppo puntualmente viene infranta. La regola del rispetto dell'altrui libertà è disattesa sulla strada come altrove. Nei miei ottocento chilometri percorsi (350 del primo viaggio più 450 del secondo) ne ho viste di tutti i colori, ho incontrato persone che affrontavano il Camino in maniera pressoché agonistica, non accorgendosi talvolta dei tesori che li circondavano, e non mi riferisco solo alle bellezze naturali e artistiche, ma anche e soprattutto a quelle umane. Nei confronti di questi però non si pensi che il mio accenno sia critico, bensì semplicemente enumerativo, del resto io stesso per le più svariate ragioni sono stato costretto, talvolta, a privilegiare il pragmatismo a dispetto del "bello", al lirismo della realtà che ha circondato il mio viaggio. Ho incontrato poi persone che affrontavano il Camino seguendo i vari gradi della religiosità, ammesso che sia opportuno, o quantomeno possibile quantificarla. Ho incontrato persone con difficoltà fisiche, anche gravi, e che se la prendevano più allegramente di tutti! Ho incontrato persone con zaini stracolmi e altre a passeggio con solo una semplice borraccia, tutti, nella quasi totalità, affratellati dal bene comune del Camino.
Suddetta premessa vale a distinguere dal computo una certa categoria di persone che probabilmente dimentichi della cristiana e umana virtù dell'umiltà, o semplicemente irrispettosi di chi ha di fronte, giudica!
Dal semplice abbigliamento alla critica motivazionale. Come se tutto ciò non valesse anche per la vita quotidiana.
Mi chiedo se queste persone non facciano più male allo spirito del Camino della tanto criticata e bandita commercializzazione dello stesso.
In verità da anni si fa un gran parlare del Camino de Santiago, vuoi per effettivo interesse e voglia di approfondimento, vuoi per sfruttare l'onda di qualche libro alla moda. Il fatto stesso di parlarne non deve essere però fine a se stesso, non deve essere affrontato sterilmente come alcuni giornalisti hanno fatto, riportando talvolta, (mai peccato più grave!) di seconda mano fatti non vissuti direttamente, o ancor peggio non assimilati. Dico questo perché se leggo o sento che ormai il Camino non è altro che un fenomeno commerciale o alla moda, dall'alto dei miei chilometri sostengo che costoro, oltre a non aver percorso un metro non hanno letto una riga a riguardo. Infatti, da che mondo è mondo molte delle cose umane, si reggono anche sull'economia, gran parte delle opere d'arte della nostra storia sono nate anche perché pagate. Michelangelo e compagnia non facevano certo beneficenza, quindi, tanto del bello che s'incontra lungo il Camino è nato, sin dall'antichità, grazie ad esso e all'economia che ha mosso. Molti paesi della Castiglia, della Navarra o della Galizia e le loro bellezze, forse non esisterebbero proprio se il passaggio, anche monetario dei pellegrini non avesse alimentato la loro ragion d'essere, ieri come oggi.
Tornando alla domanda iniziale proverò a rispondere con questi pensieri scritti di getto lungo il tragitto.
- Adesso so che quel che cercavo era la forza. Quella che ti aiuta ad affrontare la vita, che ti sostiene quando sei affranto, quella che ti spinge a rialzarti quando cadi.
Mi chiederete se l'ho trovata?
No!
No, perché la si può trovare solo nell'esperienza della vita di tutti i giorni, nell'attitudine di confrontarsi con se stesso e con gli altri nei contesti più disparati. Non come nel porto franco del Camino, meraviglioso ma limitato rispetto alla vita.
Del resto come ci si può rapportare a essa? La vita che si rinnova continuamente, dove nulla è scontato, la vita che non è un'abitudine.
Salute, Ciro
Nella totale indifferenza, e nella totale autarchia, il nostro paese va avanti, e lo fa ricordandosi di appartenere ad un contesto internazionale solo quando questo è funzionale agli interessi del suo governo.
L'Italia non si adegua alle direttive europee relative al protocollo di Kyoto. Il fatto poi che sia in buona compagnia assieme agli Stati Uniti D'America può gratificare il capo del governo, ma non me, e gli altri che hanno a cuore la propria salute e quella del pianeta.
Più nello specifico italico, mi preme far notare, che ancora una volta, si strizza l'occhio alla CONFINDUSTRIA per quel che concerne gli adeguamenti richiesti da Bruxelles per ridurre le emissioni nocive all'ambiente. La ragione è sempre la stessa: - è in atto una grave crisi internazionale, e proprio adesso la nostra economia non può permettersi altri sacrifici -
Per quel che ne so, la nostra industria, salvo rare eccezioni, non ha mai brillato per iniziativa, e solo quando le conviene si ricorda che esiste uno Stato Sociale. Molti, soprattutto oltralpe, ci fanno notare, che se siamo entrati nel G8 è perché abbiamo posto solide basi nel lavoro nero, tra gli anni sessanta e settanta, quando ci siamo permessi uno slancio tale da imporre il tanto famigerato made in Italy nel mondo, ma a scapito dei diritti dei lavoratori. Alla fine degli anni novanta invece, e qui Saviano docet, nell'area euro siamo entrati grazie anche ai tagli di bilancio relativi allo smaltimento dei rifiuti industriali, che hanno permesso all'industria settentrionale di affrontare agevolmente le ristrettezze imposte dall'allora governo di centro-sinistra, sversando di tutto e a prezzi irrisori nelle campagne campane. Sappiamo tutti, e non solo grazie all'autore casertano, che l'affare continuerà con ben 5 termovalorizzatori nella nostra regione, e che la storia non è ancora finita. Infatti continua con l'abbattimento dei diritti minimi della popolazione, in primis quello del diritto alla salute.
Ma è ormai risaputo che - è in atto una crisi planetaria ed epocale e "tutti" dobbiamo fare dei sacrifici - così la presidentessa degli industriali italiani prenderà la Ferrari solo il sabato e altri prenderanno lo stipendio solo ogni due mesi, se gli va bene!
Crisi planetaria, e con l'Undici Settembre siamo a due! Ma portasse sfiga quello là!
Salute, Ciro